Civiltà del Lavoro, n. 6/2018

92 CIVILTÀ DEL LAVORO VI - 2018 INTERVISTE È cofondatore e presidente esecutivo di Cromodora Wheels, leader in Europa nella produzione di cerchi in alluminio per primo equipaggiamento e fornitore di prestigiose case automobilistiche. Con uno stabilimento in Italia e uno in Repubblica Ceca, realizza ogni anno 4 milioni di cerchi. 94% l’export, oltre 900 i dipendenti. CERCHI HIGH TECH PER AUTO DI FASCIA “PREMIUM” Più di mezzo secolo di storia e clienti di altissimo li- vello come Maserati, Mercedes e Audi, Porsche e Fer- rari. Quali i segreti per rimanere al top in un mercato così competitivo? Negli ultimi 30 anni, il mercato automobilistico europeo e mondiale è cambiato molto, sia nei volumi che nelle caratteristiche del prodotto offerto. All’interno di questi cambiamenti, il componente ruota ha visto una sempre maggiore utilizzazione dei cerchi in lega di alluminio in sostituzione a quelli di acciaio, un costante aumento delle dimensioni degli stessi e la ricerca di nuo- ve finiture più accattivanti; a tutto ciò si è aggiunto negli anni recenti la ricerca di un prodotto sempre più leggero. Il segreto di Cromodora si può racchiudere nella sua ca- pacità di aver sempre recepito con velocità i cambiamen- ti imposti dal mercato, in questo aiutata nell’essersi fin da subito legata ai marchi più importanti del settore pre- mium; certamente più esigenti, ma che proprio in fun- zione di ciò sono stati da stimolo e da volano al miglio- ramento continuo. Miglioramento continuo che si è palesato non solo negli investimenti tecnologici, ma nel continuo focus sul far cre- scere il valore delle risorse umane, sull’imprimere fin dagli inizi un’impronta manageriale capace di proiettare la socie- tà ad una crescita quali-quantitativa che dura da 30 anni. Gran parte della vostra produzione va all’estero. Come giudica le spinte nazionalistiche e protezionistiche? Giudico molto negativo qualsiasi blocco al libero movi- mento delle persone e delle merci. Ritengo questo sia un danno, soprattutto per un Paese esportatore quale l’Italia è. Se guardiamo all’impatto negativo causato dalle guerre commerciali scatenate dall’amministrazione USA ed al ri- schio di un Hard Brexit, non possiamo non tenere in conto spinte di carattere protezionistico e nazionalistico. Giancarlo Dallera Industria/Componentistica - Brescia

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