Civiltà del Lavoro, n. 4-5/2018

CIVILTÀ DEL LAVORO IV • V - 2018 63 DOSSIER la presentazione (packaging), il marchio, la logistica, l’or- ganizzazione, l’efficienza, il potere contrattuale, sono tut- ti elementi fondamentali, tuttavia io conservo ancora una visione “da agricoltore”. La qualità della produzione è e dev’essere un obiettivo gestionale fondamentale; un alimento deve essere ben prodotto. Solo così, con produzioni di qualità e nel rispet- to dell’ambiente, si riesce a creare valore. Ma per farlo in modo competitivo e secondo le esigenze del mercato è necessario innovare; utilizzando la tecnologia più attuale. Mai come in questo momento ciò è stato più vero, sia- mo all’alba di una rivoluzione che cambierà il modo di produrre e di interfacciarsi con gli altri soggetti del com- parto. Parlo di agricoltura 4.0, un termine che riassume in sé tutte le innovazioni legate all’“internet delle cose”, la robotica, i sensori in campo, l’uso dei grandi data base (i famosi Big Data), ecc. È ormai riconosciuto che l’agri- coltura è il settore in cui questa rivoluzione avrà uno dei suoi maggiori impatti. Ciò consentirà non solo di automatizzare le attività di meccanizzazione agricola e di ottimizzare la gestione del- le aziende agricole (mappe di prescrizione con l’utilizzo di immagini satellitari, dosi variabili ed ottimizzate di se- menti, concimi o antiparassitari, irrigazione, raccolte scala- ri, previsione anticipate dell’insorgenza di malattie, ecc.), ma di effettuare previsioni di produzione su scala azien- dale o regionale, o in futuro di dialogare con le industrie (o altri acquirenti) condividendo dati ed informazioni sul- lo stato delle colture in essere, ecc. Fondamentale è il ruolo degli Istituti di ricerca (io stesso sono stato presidente per 8 anni dell’Istituto Sperimen- tale di Cerealicoltura) nello sperimentare nuove tecnolo- gie nelle varie fasi della produzione agricola e per tutti i prodotti agricoli. Ogni fase della filiera agroalimentare è importante, ma più di tutti lo è la trasformazione, dove finisce gran parte della produzione agricola, e dove il con- testo competitivo è se vogliamo più complesso: si parte dall’approvvigionamento dove diventa cruciale la qualità non solo dei prodotti, ma anche dei rapporti con gli agri- coltori, al processo produttivo, spesso ad alto contenuto di know how frutto di un misto tradizioni, creatività, gusto e sviluppo di innovazioni, alla fase di commercializzazione dove oltre ai non facili rapporti con la GDO, è diventato fondamentale, soprattutto negli ultimi anni di crisi econo- mica del nostro Paese, lo sviluppo dell’export. La diffusione delle tecnologie digitali, favorendo lo scam- bio di dati, migliorerà i rapporti fra agricoltura e industria, rendendole più competitive entrambe: gli agricoltori po- tranno produrre meglio, secondo indicazioni più preci- se e potranno trasferire in tempo reale informazioni non solo di come hanno prodotto, ma anche di come stan- no producendo. Tempo fa abbiamo affiancato alcune importanti cantine vitivinicole nel ricercare i sistemi più innovativi per tra- sferire informazioni al consumatore e/o impedire le con- traffazioni. Tale ricerca ha portato all’applicazione del “QR code” sulle bottiglie (strumento che come è noto riman- da istantaneamente ad un sito web contenente tutte le informazioni sul prodotto che si vogliono veicolare) di al- cune di queste aziende. Allora si trattava di innovazione, ora ciò costituisce uno standard comune, sebbene ancora poche aziende – per scelta o per scarsa conoscenza – lo utilizzino. L’innovazione corre e la rivoluzione digitale in atto consentirà presto di potenziare ulteriormente l’utiliz- zo di sistemi in grado di far comunicare direttamente il produttore con il consumatore, così come di mettere in » FATICA A CREARE VALORE UN’INDUSTRIA CHE NON ABBIA UNO STRETTO ED EFFICIENTE RAPPORTO CON LE AZIENDE AGRICOLE

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