Civiltà del Lavoro, n. 4-5/2018

CIVILTÀ DEL LAVORO IV • V - 2018 61 DOSSIER fronte della redditività, le imprese dei distretti agro-ali- mentari fra il 2008 e il 2016 hanno tenuto, con un lievis- simo arretramento di 0,1 punti per i valori mediani di Roi. Negli ultimi anni, le imprese dei distretti agro-alimenta- ri hanno mostrato un significativo aumento del grado di integrazione verticale (misurato dal rapporto fra valore aggiunto e fatturato), dell’intensità del capitale investito (capitale investito per addetto), che ha superato i 73mi- la euro, della produttività del lavoro (valore aggiunto per addetto), prossima alla soglia dei 50mila euro. Ma anche nel caso delle imprese alimentari distrettua- li ciò che lascia comprendere con maggior chiarezza il percorso di crescita compiuto negli ultimi anni è l’exploit realizzato nelle esportazioni. Fra il 2008 e il 2016 il flus- so in aumento ha sfiorato il 40% (a fronte di una cresci- ta media dell’export delle imprese distrettuali del 14%), staccando di quasi venti punti la filiera della moda, se- conda in classifica. Ancora più significativo l’abbassamento del grado di con- centrazione geografica delle esportazioni che ha deter- minato una ricomposizione delle quote dei principali Paesi di destinazione per le imprese alimentari dei distret- ti italiani. Negli Stati Uniti, il mercato cresciuto di più, le esportazioni fra il 2008 e il 2016 sono aumentate in va- lore assoluto di oltre 800 milioni, ma anche in altri otto Paesi – sia europei (in ordine di variazione assoluta: Ger- mania, Francia, Regno Unito, Paesi Bassi, Svizzera, Polo- nia) sia extraeuropei (Canada, Cina) –, l’aumento è stato superiore ai 100 milioni di euro. E se è vero che per la peculiare natura dell’industria ali- mentare, e in particolare a causa della difficoltà di servi- re mercati lontani per prodotti ad alta deperibilità, la di- stanza media delle esportazioni tende ad essere inferiore a quella di altri settori (3.103 chilometri medi per l’indu- stria alimentare contro, ad esempio, gli oltre 3.500 della meccanica e della moda, è altrettanto vero che proprio la filiera alimentare ha registrato negli ultimi anni un netto incremento della distanza media (+396 chilometri fra il 2008 e il 2016). L’andamento espansivo si conferma os- servando l’evoluzione delle esportazioni nei paesi emer- genti: ancora sotto la media per le imprese alimentari (il 19% contro una media dei distretti italiani del 34%), ma segnando un +2,8% fra il 2008 e il 2016 (una performan- ce seconda solo ai distretti degli elettrodomestici). CONCLUSIONI Nei prossimi anni, la maturità del mercato domestico, il calo dei consumi nelle famiglie italiane e l’inasprimento della competizione, soprattutto in conseguenza di politi- che di pricing della grande distribuzione organizzata sem- pre più aggressive, concorreranno a imporre un impegno ancora maggiore alle imprese nelle strategie di penetra- zione nei mercati internazionali. Le piccole dimensioni po- trebbero rendere più difficili quei processi fondamentali, indispensabili per operare con successo all’estero: alimen- tare i flussi di informazione attraverso ricerche di marke- ting; creare e sostenere una strategia di marca; adattare il prodotto alle esigenze e agli stili di vita e di consumo ali- mentare dei mercati internazionali; realizzare campagne di comunicazione adatte a quei mercati esaltando nello storytelling la cultura del cibo e la tradizione alimentare italiana; fronteggiare il potere contrattuale delle catene di distribuzione e delle centrali di acquisto; accedere ai canali distributivi e negoziare con i buyer internazionali. Tuttavia, come ha mostrato la ricerca, una nuova genera- zione di imprese, agili e flessibili, sembra matura per af- frontare una competizione sempre più difficile, adoperan- do strategie innovative e soluzioni leggere per sopperire alla liabilility of smallness. Secondo le previsioni, le esportazioni dell’industria italia- na dell’alimentare potranno crescere da qui al 2023 fino a 2,3 miliardi di euro, con un incremento del 26% rispet- to al 2017. Nei trenta nuovi mercati più promettenti, se- lezionati nell’indagine che il Centro Studi Confindustria e Prometeia svolgono annualmente intitolata Esportare la dolce vita, dedicata ai beni di consumo di fascia medio- alta (“bello e ben fatto”) che si contraddistinguono per il design e la qualità dei materiali e delle lavorazioni, la clas- se benestante che domanda i prodotti italiani sarà sem- pre più folta: in tutto il mondo ci saranno 212 milioni di “nuovi ricchi” in più nel 2021 rispetto al 2015, soggetti che possono contare su un potere d’acquisto allineato a quel- lo dei paesi occidentali. Nei prossimi anni la domanda di questi paesi crescerà del 28%, 16 punti al di sopra di quel- la dei Paesi maturi. Nei mercati emergenti top premium, come vengono definiti i mercati con dimensioni rilevanti e prezzi più elevati, spicca la posizione prospettica della Cina, seguita a distanza dal Messico. Fuori dal gruppo di testa, per dimensioni e prezzi medi, ma con aspettative positive, la Russia, il Vietnam, la Thailandia, la Malesia, le Filippine, l’Arabia Saudita, gli Emirati arabi, il Brasile. C’è ancora un mondo che aspetta di scoprire, assaggia- re, gustare la “grande bellezza” dell’industria alimenta- re italiana. • Francesco Izzo, Ordinario di Strategie e management dell’innovazione Università della Campania Luigi Vanvitelli Il testo completo della ricerca è consultabile sul sito www.cavalieridellavoro.it

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