Civiltà del Lavoro, n. 3/2018

CIVILTÀ DEL LAVORO III - 2018 29 INCHIESTA SE LA DIFESA COMUNE EUROPEA, GRAZIE A OTTIMIZZAZIONI E RIDUZIONE DI DUPLICAZIONI, COMPORTERÀ MINORI SPESE NAZIONALI IL COORDINAMENTO TRA UE E NATO POTRÀ ESSERE VANTAGGIOSO nuovo teatro competitivo europeo, nel quale si affermeran- no i maggiori produttori di piattaforme e sistemi integrati di difesa. “Di fatto – ha commentato l’ex sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto, esponente dell’industria aerospaziale italiana – chi riuscirà ad aggiudicarsi i finanziamenti europei godrà di un vantaggio di rilievo sui mercati continentali e anche in quelli extra-Ue. Il nostro Paese dovrà salvaguar- dare sia la sovranità italiana sulle tecnologie più avanzate in materia di difesa, sia la nostra consolidata collaborazio- ne militare con Usa e Gran Bretagna. Francia e Germania hanno creato un asse anche per cercare di depotenziare i partner britannici e statunitensi e stanno cercando di mar- ginalizzare l’Italia. Questa azione viene portata avanti in se- de di regolamentazione della nuova Pesco, dove si cercano di penalizzare le aziende come la nostra principale azienda di difesa Leonardo-Finmeccanica, che hanno stabilimenti in Gran Bretagna e Usa, per impedire che possano ottenere finanziamenti Ue per programmi militari che coinvolgano questi impianti produttivi”. L’Italia deve dunque puntare, secondo Crosetto, alla crea- zione di una cooperazione industriale rafforzata a livello eu- ropeo che metta il nostro Paese sullo stesso piano di Fran- cia e Germania negli specifici progetti. Sarà fondamentale identificare i settori più promettenti su cui puntare ad ave- re la leadership europea e garantire loro risorse e volumi produttivi adeguati, contrastando anche il diffuso rifiuto po- litico delle spese militari. La joint venture tra la nostra Fin- cantieri e la francese Naval Group nel campo navale mili- tare può essere un esempio virtuoso. Tuttavia, le frizioni non mancano. Recentemente Macron e il ministro della Difesa francese Florence Parly hanno pro- posto una nuova forza militare europea d’intervento rapi- do che includa anche il Regno Unito. La forza, nota come “European Intervention Initiative”, ha l’obiettivo di dispie- gare rapidamente una forza europea per far fronte a crisi internazionali non solo militari, ma anche naturali, come terremoti o alluvioni. L’Italia, che inizialmente aveva mostrato interesse, per ora non ha aderito, mentre nove paesi hanno firmato a fine giugno una lettera d’intenti: oltre a Francia e Gran Breta- gna, sono Germania, Olanda, Belgio, Danimarca, Estonia, Spagna e Portogallo. Il ministro Trenta ha infatti mostrato scetticismo su questa iniziativa, che non rientrerebbe né nella Pesco europea, né nella Nato. • (p.m.)

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