Civiltà del Lavoro, n. 4-5/2017

CIVILTÀ DEL LAVORO IV • V - 2017 34 DOSSIER La Freedom House, centro di ricerca che analizza lo sta- to delle libertà civili e politiche nel mondo, dice che da- gli anni Novanta al 2005 circa le libertà civili ed econo- miche e le libertà politiche (processi di liberalizzazione e di democratizzazione) erano in crescita in tutto il mondo: circa 80 dei duemila Stati indipendenti del mondo erano ormai democrazie. La democrazia, quindi, era diventata il regime più diffuso nel mondo. I regimi autoritari, invece, erano in ritirata e c’erano moltissimi regimi ibridi (metà autoritari e metà democratici) come, ad esempio, in Afri- ca sub-sahariana e in altre aree, dai quali ci si aspettava sarebbero diventati un giorno delle democrazie. Questo scenario è durato fino al 2005 circa. Da allora Free- dom House dice che le libertà civili, economiche e poli- tiche sono in ritirata. Le democrazie sono più o meno le stesse di prima, ma i regimi ibridi stanno diventando qua- si tutti autoritari e i regimi autoritari, che già esistevano, sono diventati molto più repressivi. Gli Stati Uniti e l’Unione europea erano stati i propulsori di quel processo di diffusione delle democrazie, ma quando interviene la crisi il quadro cambia e le libertà civili, eco- nomiche e politiche cominciano a scricchiolare in molte parti del mondo. Cresce, invece, una cosa che non si credeva possibile, cioè il prestigio dei paesi a capitalismo autoritario, ovvero Cina e Russia, perché l’élite del mondo che si doveva demo- cratizzare trova in questi modelli autoritari un modo per difendere le proprie posizioni. Dal punto di vista interno, oltre alle ragioni e indicate da Cottarelli sulla crisi dell’ascensore sociale, ne aggiunge- rei un’altra, che ha a che fare con il processo democrati- co, cioè il fortissimo indebolimento delle élite politiche, sociali e culturali in rapporto a una parte ampia del resto della popolazione. C’è, infatti, una perdita di prestigio e di autorità delle élite, che in qualche modo avevano go- vernato le democrazie in passato. Questa perdita di forza e di prestigio è in parte collegata alla diffusione dell’istru- zione e alle nuove tecnologie, che mettono direttamen- te in contatto i cittadini fra di loro e i cittadini con il pote- re pubblico, e questo mi sembra un fatto permanente e molto difficile da affrontare per le democrazie rappresen- tative, che si sono rette per un lungo periodo di tempo sulla presenza dell’uguaglianza di fronte alla legge da un lato, ma anche sulla presenza di élite che erano in grado di governare questi sistemi. Le élite oggi sono in ritirata e anch’esse sulla difensiva. L’investimento in istruzione non vuol dire soltanto fare sa- pere ai giovani chi era Hitler – perché bisogna considerare che c’è il dramma della terza generazione per la quale fra Hitler e le guerre puniche non c’è grossa differenza. – Il problema è far crescere il capitale sociale con un sistema di istruzione molto più ricco di risorse, ma anche molto più rigoroso, perché una delle ragioni per cui l’ascensore sociale non funziona più è che chi proviene da situazio- ni disagiate può salire soltanto se il sistema di istruzione funziona bene. Ma quando si vedono i risultati degli esa- mi di maturità e sembra che siano tutti dei geni, vuol di- re che qualcosa non funziona e forse un ministero addet- to dovrebbe occuparsene, anche se non lo ha mai fatto. PAOLO MIELI la crisi ha fatto risorgere i demagoghi La crisi del 2008 non è stata una delle solite crisi congiun- turali al termine delle quali tutti sapevano che si sareb- be ripartiti meglio di prima. In questo caso in Occidente è cresciuta la sensazione che la crisi sarebbe stata strut- turale, che si sarebbe tornati indietro, che i figli sarebbe- ro stati peggio dei padri. E la colpa è stata data ai com- petenti, politici, banchieri, imprenditori, economisti. Sono sorti i demagoghi, che rappresentano un problema per la democrazia dal quinto secolo avanti Cristo. Perché contro i demagoghi le democrazie possono soccom- bere. Anche perché è cresciuto in questi anni il numero di persone che stanno strizzando l’occhio ai demagoghi. La verità è che non abbiamo un’elaborazione culturale ade- guata ai problemi che dobbiamo affrontare: la risposta al-

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