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Gli artefici del miracolo economico (1952-1969)

In questo periodo si chiude un'epoca. Anzi, questo arco di tempo si può interpretare come la fase conclusiva del lungo passaggio all'industrializzazione iniziato nell'età giolittiana.

Gli imprenditori non solo espandono le attività produttive già tradizionalmente presenti, ma avviano o irrobustiscono nuovi settori. Molti Cavalieri del Lavoro furono protagonisti di questo mutamento strutturale con una strategia tesa a realizzare una società pienamente industrializzata.

Molti con le loro imprese diedero una continuità a questo processo anche con un'apertura internazionale. Nonostante lo sviluppo del terziario, favorito dalla proliferazione delle aree urbane e metropolitane, l'industria continuò a funzionare come un volano, rivoluzionando non solo gli ingranaggi dell'economia, ma anche l'edificio sociale. Nel gruppo dei Cavalieri del Lavoro nominati fra il 1952 e il 1969 molti sono i protagonisti non solo della ricostruzione del paese, ma anche del cosiddetto "miracolo economico".

Tutti nei diversi settori hanno contribuito al sorprendente successo dell'economia italiana che è diventata capace di sostenere tecnologicamente uno sviluppo industriale moderno. Con una novità: cinque donne. A riconoscimento dell'imprenditorialità femminile: Angiola Maria Barbizzoli Migliavacca, (Campari), Anna Bonomi Bolchini (edilizia), Olga Cisa Asinari di Gresy (abbigliamento), Gilberta Gabrielli Minganti (officine meccaniche), Maria Antonietta di Frassineto (agricoltura).

Per quanto riguarda le attività, tra gli insigniti di questo periodo si registra una flessione leggera del settore secondario e del primario.

Ma la vera differenza è l'origine sociale. Quasi tutti, nella maggioranza dei casi, non sono più di umile origine, ma appartengono a famiglie con tradizione imprenditoriale già consolidata.

Negli anni in esame i settori trainanti furono: l'edilizia, la meccanica e la siderurgia. Il primo per evidenti ragioni legate non solo alla ricostruzione e all'incremento edilizio, ma anche al bisogno di maggiori comodità domestiche. I settori meccanico e siderurgico già negli anni precedenti avevano subito una notevole crescita.

Con un fenomeno in parte nuovo.Oltre agli eredi e ai nuovi capitani d'industria, subentrano ai vertici aziendali i manager. Per il ruolo svolto nell'industrializzazione diffusa del paese, piccoli e medi imprenditori videro riconosciute le loro benemerenze con la concessione dell'onorificenza "al merito del lavoro": alcuni per la modernizzazione dei mezzi tecnici nelle industrie dell'abbigliamento, altri per le innovazioni nelle industrie grafiche ed editoriali, nel settore delle costruzioni, nel comparto dell'agricoltura e nella filiera alimentare. Un universo di piccoli, medi e grandi imprenditori, alcuni già affermati da tempo, altri nuovi, che a partire dagli anni '70 contribuiscono all'aumento della produzione e all'industrializzazione diffusa del paese e costruiscono le premesse per quello sviluppo economico che ha portato l'Italia, negli anni '80, tra i paesi industriali più avanzati.

Nel Nord Ovest i Cavalieri del Lavoro nominati in questo periodo sono 210. In Piemonte tra i 54: Luigi Cravetto (siderurgica), Giovanni Ferrero (dolciaria), Adriano Olivetti (meccanica), Mario Pavesi (alimentare), Giovan Battista Pininfarina (meccanica), Ottavio Riccadonna (enologica), Virginio Tedeschi (fondatore della Ceat e Superga), Lamberto Vallarino Gancia (enologica), Vittorio Valletta (manager). In Liguria tra i 19: Vincenzo Agnesi (industria molitoria e pastificio), Angelo Costa (industria olearia), Armando Piaggio (meccanica), Enrico Parodi (Moto Guzzi).In Lombardia tra i 137: Domenico Agusta (moto e aeronautica), Gioacchino Alemagna (dolciaria), Giovanni Bassetti (tessile), Giuseppe Beretta (armi), Romualdo Borletti Dell'Acqua (grande distribuzione), Alfredo Castelli (edilizia), Carlo De Angeli (farmaceutica), Giordano Dell'Amore (credito), Alighiero De Micheli (tessile), Carlo Faina (manager Montecatini), Bruno Falk (metallurgica), Angelo Farsura (edilizia), Alberto Ferrante (continuatore dell'opera di Motta), Nino Giovanni Folonari (enologica), Aldo Garzanti (industria chimica ed editoria), Gino Gastaldi (meccanica - Necchi), Giuseppe Gilera (meccanica-moto), Pier Candiano Giustiniani (manager Montecatini), Rinaldo Invernizzi (casearia), Alfredo Fermo Marelli (elettrodomestici), Giorgio Mondatori (editoria), Francesco Monzino (titolare della Standa), Giuseppe Petrilli (manager partecipazioni statali), Leopoldo Targiani (elettromeccanica) e Vincenzo Vismara (alimentare).

Nel Nord Est sono 86. E' in quest'area che sono concentrati i nuovi imprenditori. In Emilia Romagna tra i 32: Pietro Barilla (alimentare), Rocco Bormioli (vetraria), Enzo Ferrari (automobilistica), Ferruccio Lamborghini (meccanica e automobilistica), Serafino Ferruzzi (impegnato in molteplici attività tra cui import-export, lavorazione soia e semi, produzione di cemento), Adelmo Lombardini (meccanica), Bruno Magli (industria delle calzature), Attilio Monti (petrolifera). In Veneto tra i 34: Ercole Paolo Barovier (vetraria), Alfonso e Aristide Coin (grande distribuzione), Pietro Laverda (meccanica e moto), Pilade Riello (meccanica), Riccardo Augusto Zoppas (elettrodomestici). In Friuli Venezia Giulia tra i 16: Lino Zanussi (elettrodomestici). In Trentino Alto Adige tra i 4: Luigi Zuegg (all'inizio nell'industria elettrica, poi titolare di una fabbrica di marmellate).

Nel Centro sono 115. In Toscana tra i 27: Nicolò Antinori (bonifica e industria enologica), Giulio Bertolli (olearia), Lamberto Frescobaldi (bonifica e agricoltura), Giovanni Ginori Conti (chimica), Luigi Ricasoli (enologica), Cesare Ricciardi (industria del vetro e ceramica), Orazio Sanminiatelli (bonifica e agricoltura), Guido Treves (assicurazioni). In Umbria tra gli 8: Marco Buitoni (alimentare), Mario Spagnoli (abbigliamento), Nelle Marche tra gli 8: Francesco Angelini (fondatore dell'omonima industria farmaceutica). Nel Lazio tra i 67: Antonio Abete (tipografica), Pasquale Alecce (farmaceutica), Sante Astaldi (edilizia), Giovanni Balzani (pellicceria), Antigono Donati (credito), Vincenzo Lamaro (edilizia), Enrico Mattei (manager industria petrolifera e innovatore della cultura imprenditoriale italiana), Pier Luigi Nervi (costruzioni), Aldo Rovelli (industria elettrica e manager), Aldo Samaritani (Società generale), Bruno Velani (trasporti aerei - Alitalia). In Abruzzo soltanto Vincenzo Monti (industria dell'abbigliamento). In Sardegna fra i 4: Nino Rovelli (petrolchimica).

Nel Sud sono 80. In Campania tra i 32: Antonio Amato (molitoria e pastificio), Enrico Auricchio (casearia), Quinto Quintieri (credito). In Puglia tra i 18: Pietro Sette (manager industria meccanica). In Basilicata soltanto 2. In Calabria tra i 6: Marino Rodinò di Miglione (bonifica, agricoltura e industria olearia). In Sicilia tra i 22: Giuseppe Conigliaro (alimentare), Alfonso Gaetani d'Oriseo (agricoltura), Paolo Emilio Pellegrino (industria enologica, in particolare produzione di marsala), Carlo Rodriquez (armatoriale).

 

il palazzo della civiltà del lavoro

Il Palazzo della Civiltà del Lavoro, nel quartiere dell'Eur, è stato per molti anni la sede della Federazione

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