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Gli imprenditori tra le due guerre (1916-1943)

Gli anni fra le due guerre, al di là della situazione finanziaria (disavanzo della bilancia dei pagamenti e indebitamento), segnarono l'espansione della produzione industriale.

Gli imprenditori nominati Cavalieri del Lavoro furono protagonisti delle vicende economiche del paese in maniera e in misura diversa da come lo erano stati quelli nominati tra il 1902-1914. Anche in considerazione del diverso contesto politico. Soprattutto nel periodo fascista, durante il quale l'espansione economica venne a coincidere enfaticamente con il benessere della nazione.

L'origine sociale è ancora interclassista. Molti sono eredi delle imprese paterne sorte negli anni del decollo industriale. Alcuni nomi evocano già un prodotto, un marchio, una dinastia familiare. Ma accanto a questi nomi affermati non ne mancano dei nuovi.

Durante il regime fascista emersero anche manager e amministratori di grandi gruppi industriali, come ad esempio Guido Donegani, che nel 1910 aveva fondato la Montecatini. Molti furono costretti a fare i conti con il regime fascista. Alcuni espressero il loro dissenso, come Domenico Del Bianco. Altri manifestarono esplicitamente la loro adesione al fascismo. L'economia nazionale fu pesantemente condizionata negli anni '20 e '30 dai vincoli finanziari ereditati dalla prima guerra mondiale, negli anni successivi dalle scelte belliche del regime che impose forzature all'apparato produttivo. Le principali iniziative economiche ebbero fortissima impronta politica (dalla "quota 90" all'autarchia).

Nel Nord Ovest i Cavalieri del Lavoro nominati in questi anni sono 241. In Piemonte tra i 65: Giovanni Calissano (industria enologica, produzione del ghiaccio, raffinazione dello zolfo), Giovanni Carosio (industrie varie soprattutto in Argentina), Agostino De Agostini (fabbricazione di biliardi), Giovanni Battista Ferrero (enologica), Vincenzo Lancia ( ind.automobilistica), Enrico Marone Cinzano (enologica), Enzo Piacenza (tessile), Giuseppe Ratti (ottica), Ermanno e Oreste Rivetti (tessile), Enrico e Ernesto Rossi di Montelera (enologica), Ermenegildo Zegna (tessile). In Liguria tra i 34: Aleramo Bormioli (vetraria), Gerolamo Gaslini (fondatore dell'ospedale pediatrico "Giannina Gaslini), Luigi Orlando (industria metallurgica), Carlo Piaggio (cantieristica e saccarifera), Emanuele Vittorio Parodi (tra l'altro armatore e finanziatore del progetto della motocicletta "Guzzi"). In Lombardia tra i 142: Antonio Stefano Benni, pupillo di Marelli (meccanica), Pietro Beretta (armi), Gianni Caproni (aeronautica), Furio Cicogna (tessile), Guido Donegani (chimica), Ferdinando Innocenti (meccanica e motoristica), Umberto Locatelli (casearia), Vincenzo Lodigiani (edilizia), Arnoldo Mondadori (editoria), Angelo Motta (dolciaria), Giacinto Motta (elettrica), Vittorio Necchi (industria meccanica, in particolare macchine da cucire), Vittorio Olcese (tessile), Antonio Pesenti (cemento), Alberto e Piero Pirelli (industria della gomma), Angelo Rizzoli (editoria), Enrico Stucchi (tessile, in particolare della seta), Giovanni Treccani degli Alfieri (tessile), Pietro Wuhrer (birra).

Nel Nord Est i Cavalieri del Lavoro nominati in questo arco di tempo sono 90. In Emila Romagna tra i 54: Riccardo Barilla (alimentare), Luigi Bormioli (vetraria), Bruno Cavalieri Ducati (metalmeccanica), Scipione Innocenti (metallurgica), Romano Righi Riva (meccanica e conserve alimentari). In Veneto tra i 26: Lucio Lozza (ottica), Gaetano Marzotto jr. (tessile), Ilario Montesi (industria saccarifera), Leone Sgaravatti (agricoltura). In Fiuli Venezia Giulia tra i 9: Alberto e Augusto Cosulich (armatoriale), Domenico Del Bianco (tipografica), Ignazio Weiss (alimentare e in particolare produzione di olio). In Trentino soltanto Attilio Scotoni (titolare dell'azienda tipografica che pubblicava il quotidiano "Alto Adige").

Nel Centro sono 120. In Toscana tra i 37: Enrico Bemporad (tipografica), Gioele Bertolli (commercio e industria olearia), Piero Ginori Conti (produzione di acido borico e di energia elettrica), Aurelio Nicolodi (proprietario di una tenuta agricola che, rimasto cieco in seguito alla guerra, dedicò tutta la sua vita alla causa dei non vedenti), Salvatore Orlando (metallurgica e metalmeccanica), Giacomo Pontecorvo (tessile), Callisto Pontello (edilizia), Ettore Salani (editoria), Attilio Vallecchi (industria tipografica ed editoriale), Francesco Vivarelli Colonna (agricoltura e bonifica). In Umbria tra i 9: Giovanni jr. Buitoni (alimentare), Settimio Miletti (agricoltura) e Giuseppe Agostinelli (bonifica, agricoltura e lavori ferroviari, stradali e idraulici). Nelle Marche tra i 3: Silvio Meletti (liquori), Achille Sabbietti (cartaria). Nel Lazio tra i 53: Giovanni Armenise (farmaceutica e credito), Elia Federici (edilizia), Antonio Lamaro (edilizia), Ferdinando Pecci (bonifica e agricoltura), Cesare Peroni (birra), Guglielmo Persichetti (edilizia), Cesare Serono (farmaceutica), Cesare Spalletti Trivelli (produttore del Chianti Ruffino), Giuseppe Tudini (edilizia), Guido Vianini (edilizia) Achille Visocchi (bonifica e agricoltura). In Abruzzo tra i 3: Pietro Cidonio (edilizia), Massimo Del Fante (edilizia). Nel Molise tra i 6: Francesco Di Vaira (agricoltura), Benedetto Del Prete di Belmonte (agricoltura). In Sardegna tra i 9: Erminio Sella (bonifica-agricoltura- industria vitivinicola), Francesco Sisini (bonifica).

Nel Sud sono 51. In Campania tra i 22: Pasquale Amato (molitoria), Giuseppe Cenzato (industria elettrica e manager), Achille Lauro (armatoriale), Leonardo Tixon di Vidaurres (agricoltura). In Puglia tra gli 8: Emanuele Dentamaro (costruzioni con attività in Egitto), Giuseppe De Bellis (enologica), Felice Patroni Griffi (enologica con attività in Sud America e sul mercato statunitense). In Basilicata soltanto 1: Egidio Lacava (bonifica), anche se Giuseppe Orlando (industrie varie) emigrato in Brasile era nato a Moliterno. In Calabria soltanto Giovanni Battista Serra di Gerace (agricoltura). In Sicilia tra i 19: Francesco Boccadifuoco (commercio e nel periodo fascista fu presidente della Federazione nazionale per il commercio estero), Antonino Laudicina (armatoriale), Remo Sandron (editoria), Salvatore Tagliavia (armatoriale e sindaco di Palermo dal 1914 al 1920), Lucio Tasca Bordonaro (agricoltura).

 

interno di un'azienda tessile

Un'azienda tessile degli anni '30

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