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I pionieri (1902-1914)

Fra i 675 Cavalieri del Lavoro nominati nel periodo 1902-1914 ci sono alcuni pionieri dell'industria italiana. Una vera élite del lavoro. L'unità d'Italia aveva segnato una svolta radicale nella storia economica per il via allo sviluppo capitalistico e alla modernizzazione.

La vita economica del paese al momento dell'unità era ancora caratterizzata da una sostanziale arretratezza e da una stasi tecnologica, senza contare lo scarso impegno finanziario.

Inoltre lo Stato liberale era costretto a comporre ed amalgamare apparati economici e strutture produttive eterogenei. Anche per questo gli imprenditori del Meridione (154 su 675), per quanto singolarmente capaci di conseguire risultati apprezzabili, non furono abbastanza forti ed omogenei da avere un peso politico e strategico pari a quello che ebbero gli imprenditori del Settentrione.

I Cavalieri del Lavoro nominati in questo arco di tempo costituiscono un ceto imprenditoriale, ma non hanno però piena consapevolezza della loro forza sociale. Sono infatti impegnati più nelle attività di formazione e di assistenza che nel consolidamento della loro posizione economica. La loro origine sociale è interclassista. Sono in maggioranza di umile estrazione sociale, in minoranza di origine borghese e in pochi di origine aristocratica. Si affermano in settori quasi privi di tradizioni come il metalmeccanico e il siderurgico. Ma anche in comparti tradizionali come l'agricoltura e il tessile, nei quali però sono portatori di innovazione. La loro distribuzione, come in parte già si è detto, rispecchia il decollo dell'industria italiana.

Nel Nord Ovest - il cosiddetto "triangolo industriale" - in questo periodo sono stati nominati 257 Cavalieri del Lavoro. In Piemonte tra gli 82: Giovanni Agnelli ( ind.automobilistica), Teresio Borsalino (cappelli di feltro), Alessandro Martini (liquori), Ettore Mazzonis (tessile), Teofilo Rossi di Montelera (liquori), Giuseppe di Rovasenda (enologica). In Liguria tra i 23: Giovanni Bombrini (meccanica e navale), Giacomo Filippo Durazzo Pallavicini (agricoltura, società di navigazione, credito, società Elba poi Ilva), Angelo Parodi (alimentare). In Lombardia tra i 152: Ernesto Breda (meccanica), Benigno Cristoforo Crespi (tessile), Giorgio Enrico Falk (siderurgica), Luigi Lazzaroni (dolciaria), Ercole Marelli (elettromeccanica), Ambrogio Necchi (metallurgica), Giovanni Battista Pirelli (industria della gomma), Angelo Salmoiraghi (strumenti di precisione).

Nel Nord Est sono 110. Gli imprenditori nominati Cavalieri del Lavoro sono prevalentemente impegnati nel settore agricolo e agroalimentare, anche se non mancano industriali operanti in altri comparti. In Emilia Romagna tra i 54: Emilio Babini (allevamento di polli), Pietro Alfonso Barbè (saccarifera), Alessandro Guidi di Bagno (bonifica), Ermete Maccaferri (meccanica), Guglielmo Marconi (invenzione della radio), Carlo Sacerdoti (bonifica), Cesare Zanichelli (editoria). In Veneto tra i 48: Giovanni Barbon (vetraria), Giovanni Battista Casalini (bonifica), Michelangelo Jesurum (confezione di merletti). In Friuli Venezia Giulia fra gli 8: Arturo Malignani (elettrica), Gabriele Luigi Pecile (distillazione), Giovanni Sbuelz (agricoltura, industria e commercio).

Nel Centro sono 135. Sono nominati Cavalieri del Lavoro oltre gli imprenditori che si dedicano alle attività tradizionali nel settore cartario e alimentare, anche i colleghi che intraprendono attività in nuovi campi come la siderurgia, metallurgia, industria navale, industria chimica assieme all'industria estrattiva. In Toscana tra i 56: Giovanni Battista Buitoni (alimentare), Florestano de Larderel (chimica, in particolare la fabbricazione di borace su scala industriale), Giuseppe Orlando (armatoriale), Jader e Guido Vivarelli (bonifica e agricoltura). In Umbria tra i 13: Virgilio Alterocca (tipografica), G. Battista Campitelli Bocci (tipolitografica), Guido Pompili (bonifica), Rodolfo Pucci Boncambi (bacologia e tessile). Nelle Marche tra i 13: Giambattista e Pietro Miliani (cartaria), Paolo Soprani (fisarmoniche). Nel Lazio tra i 31: Francesco Cerebelli (bonifica), Giovanni Peroni (birra), Aristide Staderini (tipografica). In Abruzzo tra gli 11: Beniamino Bucco (farmaceutica), Filippo De Cecco (molitoria e pastificio), Giovanni Thaulero (bonifica e agricoltura). In Molise soltanto 1: Pasquale Battista (molitoria). In Sardegna tra i 10: Giorgio Asproni (estrattiva).

Nel Sud sono 154. Vengono nominati Cavalieri del Lavoro in primo luogo gli imprenditori che contribuirono allo sviluppo del comparto alimentare. Non mancano tuttavia quanti operarono nel settore metalmeccanico e chimico, successivamente penalizzati dalla mancanza di infrastrutture, assistenza tecnica, credito e dalla lontananza dai mercati internazionali. Si segnalano alcuni nomi per regioni di appartenenza. In Campania tra i 47: Luigi Barracano (industrie varie e commercio, in particolare, lo sviluppo del porto di Salerno), Antonio Ciaburri (farmaceutica), Salvatore De Luca (meccanica), Luigi Del Gaizo (industria delle conserve), Giuseppe Giannini (tipografica), Luigi Pierro (editoria). In Puglia tra i 32: Sebastiano Apostolico Orsini (bonifica e agricoltura), Giovanni Laterza (tipografica), Giuseppe Pavoncelli (enologica), Francesco Rodio (agricoltura e allevamento). In Basilicata tra i 6: Rocco Buccico (bonifica e, in particolare l'esecuzione dei lavori della legge 1904), Francesco Paolo Materi (bonifica e agricoltura). In Calabria tra i 20: Nicola Spada (credito e agricoltura), Giorgio Spinelli (dolciaria), Tommaso Zagarese (industria olearia e della liquirizia), Rodolfo Zehender (elettrica). In Sicilia tra i 49: Salvatore Biondo (tipografica), Giuseppe Conigliaro (cemento), Augusto Hugony (chimica), Francesco Lanza di Scalea (bonifica e agricoltura), Carlo Pintacuda e Raffaele Serra (miniere di zolfo).

 

una fornace in un'aia

Una fornace dei primi anni del '900

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