rendi testo non ridimensionabile
rendi testo ridimensionabile
Siete in: home > news > 2.5.12

2.5.12, Roma. Colazione del Gruppo Centrale dei Cavalieri del Lavoro.

Tecnocrazia, un termine quanto mai di attualità in una fase come quella attuale in cui l’Italia ha affidato a “tecnici” ed a “supertecnici” il compito di guidare il governo.
Senza entrare nel contingente, ma risalendo alle origini storiche e filosofiche del “fenomeno tecnocratico”, il tema è stato sviluppato dal prof. Domenico Fisichella, studioso con specifiche e approfondite conoscenze in materia oltre che politico autorevole,  egli ha intrattenuto i Cavalieri del Lavoro del Gruppo Centrale nell’incontro mensile tenutosi a Roma il 2 maggio scorso. Lo ha presentato il presidente del Gruppo, Cavaliere del Lavoro Corrado Antonini, ricordando che l’ospite, docente di dottrina dello Stato e di scienza della politica all’Università La Sapienza di Roma, autore di una vasta saggistica e pubblicistica, (Il suo libro sul tema si  intitola “Crisi della politica e governo dei produttori”, Carocci Editore Roma, 2007), è stato Ministro dei beni culturali e per quattro legislature eletto al Senato della Repubblica, di cui è stato anche vicepresidente per dieci anni.
Il termine tecnocrazia tornato oggi prepotentemente alla ribalta della cronaca, era in realtà diffuso già ottanta anni or sono, con origine dagli Stati Uniti, per esprimere un concetto più antico risalente secondo alcuni addirittura a Platone.
In pratica nella forma di governo tecnocratica, coloro che prendono le decisioni, sono selezionati in base alle proprie esperienze ed alle proprie specifiche competenze tecniche piuttosto che sulla base di appartenenze e attitudini politiche.
Radicatasi intorno agli anni ’20 del secolo scorso, ma emersa già nella prima metà del XIX  secolo, l’ipotesi tecnocratica si fonda sull’idea che si possa superare il momento della politicità, cioè la fase del comando, con quella della competenza, ovvero con il calcolo economico.
In effetti se la prima rivoluzione industriale era stata caratterizzata dalla cosiddetta logica del “macchinismo”, nella seconda è subentrata l’era della gestione, ovvero del potere affidato al manager, con una sempre più accentuata divisione tra la funzione capitalistica e quella del dirigente.
L’economia, entrata con sempre maggiore protagonismo tra i fini della politica ha quindi creato un dilemma straordinariamente complesso che attiene alla sopravvivenza stessa della politicità, la cui sorte dipenderà sempre più dal tipo di risposta, liberale o non liberale, che essa riceverà. E non a caso le democrazie serie organizzano il sistema elettorale in modo da selezionare, attraverso le istituzioni, le scelte degli uomini, perché la politica è una categoria ineludibile.
In un breve commento il Cavaliere del Lavoro Mario Sarcinelli, rifacendosi ad una risposta data  a suo tempo dal Governatore Guido Carli che definì il governo tecnico una suggestiva invenzione giornalistica o il risultato del sovvertimento delle istituzioni, ha osservato come con l’illuminismo e con la rivoluzione francese nei tempi moderni si sia affermato il concetto che gli uomini hanno diritto alla gestione della politicità.

Il Sen. Fisichella con il Presidente Antonini

Il Sen. Fisichella con il Presidente Antonini