2.4.11, Roma. Convegno "L'Italia a 150 anni dall'Unità: una nazione, un'economia".
I Cavalieri del Lavoro hanno celebrato oggi sabato 2 aprile 2011, a Roma, il 150° Anniversario dell’Unità d’Italia con il convegno nazionale “L’Italia a 150 anni dall’Unità: una nazione, un’economia” tenuto nella Sala della Protomoteca in Campidoglio.
Il tema del convegno riflette il patrimonio di impegno e di aspettative che, dal 1861 ad oggi, hanno fatto da contrappunto alla storia del nostro Paese.
L’evento, organizzato dal Gruppo Centrale della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro, ha sviluppato, attraverso interventi di studiosi, imprenditori e esponenti del mondo politico, il percorso post unitario dell’Italia e le sue prospettive di evoluzione.
In occasione del convegno il Presidente della Repubblica ha inviato un messaggio augurale.
Preceduti dal saluto del presidente del Gruppo Centrale, Cavaliere del Lavoro Corrado Antonini e del presidente della Federazione Nazionale, Cavaliere del Lavoro Benito Benedini, i lavori sono stati introdotti dal prof. Giovanni Sabbatucci, docente di storia contemporanea all’Università La Sapienza e dal prof. Gianni Toniolo, docente di storia economica alla Luiss di Roma.
In particolare il Cavaliere del Lavoro Corrado Antonini, dopo aver ringraziato il Capo dello Stato per il suo messaggio, ha detto che l’incontro si prefigge di dare un contributo fecondo per il rilancio di quei valori che furono alla base della nascita della nostra Patria unita e che hanno ispirato quanti, come cittadini e come imprenditori, per essa si sono impegnati.
Il Cavaliere del Lavoro Benito Benedini ha a sua volta osservato che “nella nostra storia, nella grandezza di quel cambiamento che portò, nel 1861, all’Unità d’Italia, possiamo trovare la spinta e le ragioni per tornare ad essere e sentirci comunità, affrontando uniti un presente e un futuro su cui pesano molte incognite. Mai come oggi, infatti, le grandi sfide internazionali irrompono sulla scena nazionale, chiamandoci tutti a grandi responsabilità. Mi riferisco – ha aggiunto – a quanto sta accadendo intorno al Mediterraneo, alle decisioni difficili che l’Italia ha preso nelle ultime settimane, al fenomeno migratorio che sta investendo il nostro Paese”.
Il prof. Giovanni Sabbatucci, soffermandosi sul processo unitario e sulla sua realizzazione, ha rilevato come tutto ciò abbia costituito un impegno gravoso che ha comportato momenti anche drammatici, dall’insorgenza meridionale allo scontro con la Chiesa. Ma la scommessa fu vinta, se è vero che da quello sforzo uscì un organismo vitale, capace di sopravvivere, di legittimarsi, di crescere, di superare le prove più dure cui sarebbe stato sottoposto nel secolo successivo.
Il prof. Gianni Toniolo ha analizzato in particolare i momenti qualificanti dell’unificazione economica e monetaria, dall’aumento del reddito (il PIL dell’Italia è cresciuto di circa 16 volte in 150 anni) alla rincorsa nei confronti dei paesi più avanzati. Nonostante le debolezze evidenziate dal processo di unificazione, tra le quali emerge la mancata convergenza tra Nord e Sud del Paese, i motivi che giustificano un giudizio storico positivo sono molti e trascendono l’ambito economico.
È seguita una tavola rotonda (moderatore il Dr. Claudio Sardo de Il Messaggero) che ha avuto per protagoniste le nostre Città Capitale, con ruoli profondamente radicati nella storia nazionale. Per Torino è intervenuto il Cavaliere del Lavoro Maurizio Sella (Gruppo Piemontese); per Firenze il Cavaliere del Lavoro Vittorio Frescobaldi (Gruppo Toscano); per Roma il Cavaliere del Lavoro Federico Grazioli (Gruppo Centrale), mentre la voce di Napoli e del Sud è stata rappresentata dal Cavaliere del Lavoro Antonio D’Amato (Gruppo del Mezzogiorno).
Dopo un indirizzo a nome di Roma Capitale del Sindaco On. Giovanni Alemanno, che ha ospitato la manifestazione, le conclusioni sono state svolte dall’on. prof. Giuliano Amato, che ha sviluppato alcune riflessioni sulle prospettive future parlando sul tema: “150 anni dopo. Tra Unione Europea e aspettative di federalismo interno”. Dopo il fenomeno di ricomposizione del potere pubblico frammentato su basi locali, il secolo XX ha segnato – ha detto – un cambiamento che percorre l’Europa dando luogo a processi iterativi sulla strada del regionalismo, anche se in questo clima di ritorno verso il basso si è avviata, in direzione opposta, la costruzione dell’Unione Europea. Ed è proprio questa esperienza che ha messo in evidenza la “visione federale” e quindi la preferibilità della condivisione rispetto al comando. Una cartina di tornasole per gli stessi federalismi che stanno prendendo piede in sede nazionale. In tale contesto l’Italia è costretta, a sua volta, a districarsi tra la propensione al federalismo e le ragioni di una finanza pubblica che la inchiodano (sempre più) al centralismo.
Il Presidente Benedini con il sindaco di Roma, Giovanni Alemanno, e il Presidente del Gruppo Centrale dei Cavalieri del Lavoro, Corrado Antonini







LA FEDERAZIONE