12.5.10, Palermo. Convegno "Lo Sviluppo dell'Economia Italiana dallo sbarco dei Mille ad oggi".
Il Gruppo Siciliano dei Cavalieri del Lavoro, in occasione dellecelebrazioni per i 150 anni dell'Unità d'Italia, organizza presso la Fondazione Banco di Sicilia, il convegno "Lo Sviluppo dell'Economia Italiana dallo sbarco dei Mille ad oggi". Una lettura storica dell'economia del nostro Paese e dei suoi protagonisti che ne hanno reso possibile la nascita ed il progresso.
Dopo i saluti di Alessandro Scelfo, Presidente del Gruppo Siciliano dei Cavalieri del Lavoro, Benito Benedini, Presidente della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro, richiama l'attenzione sull'unita del Paese: "L'Unità nazionale è un valore imprescindibile per chi, come i Cavalieri del Lavoro, ha avuto l'onore di essere al servizio del Paese e della collettività, con spirito di servizio, professionalità e dedizione. Per noi, che consideriamo questo compito una responsabilità e un privilegio, è inconcepibile anche solo immaginare un contesto istituzionale, politico, culturale, economico e sociale che abbia confini più ridotti di quelli che, 150 anni fa, lo sforzo valoroso di tanti assegnò all'Italia. Un Paese che nega la propria storia, o anche solo ne adatta la lettura a scopi di parte, di qualunque parte si tratti – conclude Benedini - è un Paese più povero e più debole nell'affrontare le sfide del futuro".
Con l'intervento di Antonio D'Amato, Presidente del Gruppo del Mezzogiorno dei Cavalieri del Lavoro, si passa ad una lettura economica dell'Unità d'Italia. Il Prof. Pietro Busetta, ordinario di Statistica Economica all'Università di Palermo, analizza l'andamento del PIL pro capite per le diverse aree del Paese. Ne viene fuori che la distanza tra Nord e Sud, dall'Unità d'Italia ad oggi, è aumentata enormemente. "Nel 1861 il rapporto era quasi 1 a 1 - dice il Prof. Pietro Busetta che ha condotto un'indagine sui valori del PIL degli ultimi 150 anni - mentre oggi il reddito pro capite del Sud Italia è poco meno del 60% di quello del Centro Nord. Il rapporto dei lavoratori rispetto alla popolazione è poco meno di 1 a 2 al Centro Nord e 1 a 4 nel Centro Sud. In un momento in cui si celebrano i 150 anni dell'Unità d'Italia ripensare a questi dati può essere importante, soprattutto per riflettere sulle strategie migliori da adottare affinché il Paese non si spacchi. L'Italia deve restare unita - conclude Busetta – perché solo in questo modo potrà sedere tra i grandi del mondo. Con paesi come la Cina e l'India che viaggiano su 1 miliardo e 200 milioni di abitanti, con una Germania che arriva agli 80 milioni, solo restando uniti si può pensare dicontinuare ad avere voce in capitolo nell'economia mondiale".
Per quanto riguarda l'aspetto storico, l'Unità d'Italia passa invece attraverso le vicende dei garibaldini. "L’elenco ufficiale dei mitici Mille comprende 1088 nomi ma sembra che siano di più. In maggioranza lombardi, veneti, liguri e toscani ma anche una forte rappresentanza del sud del Paese. In particolare 45 siciliani, tra i quali moltissimi palermitani". Queste le prime notizie di uno studio condotto dalla Prof.ssa Cecilia Dau Novelli, ordinario di Storia Contemporanea all'Università di Cagliari e presentato in occasione del convegno. "Non ha ancora 16 anni Vincenzo Feo quando lascia Palermo per unirsi a Garibaldi appena sbarcato a Marsala l'11 maggio 1860. Rimane a combattere con i Mille fino all'ultima battaglia con l'esercito borbonico sul fiume Volturno. Tornato a Palermo riesce ad aprire un piccolo stabilimento per la tintura di tessuti. Questo è uno dei primi Cavalieri del Lavoro. Carlo Pintacuda, invece, appartiene alla Palermo bene – continua Dau Novelli - e a 23 anni, con una laurea in ingegneria e un posto nel Corpo di Ponti e Strade, lascia tutto e si arruola con il gruppo dei garibaldini. Diventa Cavaliere nel 1903. Il diciottenne milanese Angelo Salmoiraghi si arruola tra i garibaldini nella campagna del 1866 contro l'Austria. Tornato a Milano conclude gli studi di ingegneria e astronomia e fonda, nel 1870, la Filotecnica: la prima impresa ottica italiana che gli vale il titolo di Cavaliere del Lavoro nel 1903. Coetaneo di Salmoiraghi, anche il monzese Luigi Lazzaroni intraprende lo stesso percorso come volontario garibaldino. Eredita dal padre l'azienda di Saronno nella quale introduce nuovi macchinari acquistati in Inghilterra. Nel 1907 la sua industria alimentare lo porta ad ottenere l'onorificenza. Altro nome eccellente è Francesco Lanza Spinelli, principe di Scalea, erede di una delle famiglie più importanti del Regno delle due Sicilie. A soli 25 anni lascia gli studi in Francia per arruolarsi prima come Granatiere di Sardegna e poi come garibaldino. Dopo l'Unità d'Italia torna ad occuparsi delle sue terre adottando i più efficienti sistemi di coltivazione. La nomina di Cavaliere del Lavoro per lui arriva nel 1904 per meriti legati proprio al settore agricolo. Ma c’è anche chi il suo patriottismo lo manifesta diffondendo la cultura italiana. E' il caso del siciliano Salvatore Biondo che, appena ventenne, dopo la repressione della rivoluzione del '48 gira a cavallo per le campagne siciliane per distribuire i testi di Balbo, Gioberti e Mazzini nascosti dentro insospettabili copertine di classici di letteratura e filosofia stampati nella tipografia del padre. Allo scoppio dei moti antiborbonici si arruola nella Guardia Nazionale per difendere la rivoluzione. Dopo l'Unità - conclude Dau Novelli - si mette in proprio e con i soldi guadagnati con la vendita degli scritti proibiti, riesce ad aprire uno degli stabilimenti tipografici più importanti d'Italia . Nel 1902 anche per lui arriva l'onorificenza di Cavaliere del Lavoro".
Il Presidente della Federazione Benito Benedini e il Presidente del Gruppo Siciliano Alessandro Scelfo.






LA FEDERAZIONE