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Un argine contro la recessione

Ai primi di ottobre, nella settimana di passione della finanza, delle banche e delle Borse europee, si sono svolti nel nostro Paese due eventi significativi. Alla Fiera di Milano si è tenuta la Bimu, la fiera dell’automazione e della robotica, che ha confermato la posizione di primato del nostro Paese in questo settore avanzatissimo. A Genova si è tenuto il Salone nautico, tradizionale appuntamento per gli amanti del mare, e anch’esso ha fornito dati confortanti sullo stato dell’industria nazionale: ormai la quota di mercato delle imprese italiane nella produzione dei grandi yacht, quelli più lussuosi ma anche più innovativi, è salita dal 46 al 51 per cento. Sono solo due esempi delle eccellenze industriali italiane. Ma ci sono anche altri segnali incoraggianti: nei primi otto mesi del 2008, nonostante le difficoltà finanziarie, il nostro export nei Paesi extraeuropei è aumentato di un ulteriore 9 per cento, con punte del 20 per cento e oltre in Russia e nei Paesi dell’Opec. E c’è un ultimo dato significativo, che si collega alla storia di copertina di questo numero, dedicata al nostro Convegno nazionale sulla ricerca e innovazione. Il 15 settembre scorso sono scaduti i termini di presentazione delle domande per ottenere i contributi per i programmi di innovazione di “Industria 2015” dei primi due bandi su “Efficienza energetica” e “Mobilità sostenibile”. Ebbene, hanno partecipato quasi 1.700 imprese, università e centri di ricerca, che hanno presentato 142 progetti per un totale di 3,1 miliardi di investimenti, che concorreranno ai 380 milioni di contributi. Un notevole successo e una bella risposta a chi si ostina ad affermare che le imprese italiane non investono in ricerca e innovazione. Dunque, mentre i mercati finanziari franavano, l’Italia confermava il proprio ruolo di grande Paese industriale e manifatturiero, il secondo in Europa dopo la Germania e uno dei primi al mondo. A questo punto il problema è evitare che la crisi finanziaria possa inceppare il motore produttivo del Paese, che le difficoltà dell’economia “di carta” possano contagiare l’economia reale. L’obbiettivo comune del Paese, del governo, dei politici, delle imprese, del sindacato e del ceto dirigente complessivo, deve essere quello di arginare la recessione e stimolare la crescita. Lo Stato deve aumentare al massimo gli investimenti in infrastrutture approfittando dell’alleggerimento della sorveglianza europea sui parametri di Maastricht, ed è una buona notizia la linea di credito da 15 miliardi concessaci nelle settimane scorse dalla Banca Europea degli Investimenti per opere pubbliche come l’Alta Velocità ferroviaria, la Salerno-Reggio Calabria, il Ponte sullo Stretto e il Mose veneziano. Le imprese, dal canto loro, debbono aumentare gli investimenti, soprattutto in ricerca e innovazione, anche per posizionarsi al meglio in vista della ripresa internazionale che prima o poi arriverà. Noi Cavalieri del Lavoro dobbiamo essere in prima fila in questa “riscossa” contro la crisi. Con coraggio e determinazione.

Questo numero di “Civiltà del Lavoro” esce in una nuova veste grafica, più agile e mi auguro più leggibile. Non è solo una novità estetica. Dai prossimi mesi arricchiremo progressivamente anche i contenuti per rendere la nostra rivista sempre più interessante e propositiva. Era un preciso impegno contenuto nel Programma della mia Presidenza il cui obbiettivo è fare di “Civiltà del Lavoro” uno strumento attivo di partecipazione al dibattito pubblico del Paese. Intendiamo comunicare il nostro punto di vista e le nostre proposte sui maggiori temi in discussione e entrare in dialogo con gli altri protagonisti istituzionali, politici e sociali, con lo scopo di raggiungere obbiettivi condivisi di sviluppo e di crescita civile ed economica.

 

il presidente benito benedini

Il Presidente della Federazione Benito Benedini